Il Belgio celebra le nuove tutele per la prostituzione. Ma a che prezzo?

Il Parlamento federale belga, con il netto risultato di 93 voti favorevoli, 33 astensioni e nessun voto contrario, ha accolto con entusiasmo l’approvazione della nuova legge che consentirà alle prostitute di usufruire di un contratto di lavoro legale e prestazioni di sicurezza sociale come pensioni e congedi di maternità.

Questa legge, la prima del suo genere, è stata sviluppata in collaborazione con organizzazioni guidate dalle prostitute come UTSOPI, Violett ed Espace P, insieme ai ministeri belgi del lavoro, della sanità e della giustizia.

La nuova legislazione è stata concepita per risolvere le lacune della depenalizzazione del lavoro sessuale.

Quali tutele avranno le prostitute?

1. Le prostitute godranno di 5 diritti:

  • Ogni prostituta ha il diritto di rifiutare un cliente.
  • Ogni prostituta ha il diritto di rifiutare un atto sessuale.
  • Ogni prostituta ha il diritto di interrompere l’atto sessuale in qualsiasi momento.
  • Ogni prostituta ha il diritto di compiere un atto sessuale nel modo che desidera.
  • Se ci sono pericoli per la sicurezza della prostituta, questa può rifiutarsi di sedersi dietro una finestra o di fare pubblicità.

Se una prostituta invoca uno qualsiasi di questi diritti, è protetta dal licenziamento o da altre azioni negative da parte del datore di lavoro.

Se una prostituta esercita il diritto di rifiuto più di 10 volte in un periodo di 6 mesi, la prostituta o il datore di lavoro possono chiedere l’intervento di un servizio di mediazione governativo.

2. Le prostitute possono decidere di risolvere il loro contratto in qualsiasi momento, senza compenso o senza che la prostituta sia tenuta a rispettare un periodo di preavviso.

3. Quando le prostitute risolvono volontariamente il loro contratto non perdono il diritto alla disoccupazione.

File di persone a De Wallen, il quartiere a luci rosse più grande e conosciuto di Amsterdam

La linea dell’Unione Europea

L’UE ha affrontato il tema più volte, ma ad oggi non riesce a trovare un accordo su un modello unificato europeo. Lo scorso settembre Il Parlamento europeo ha adottato un rapporto non vincolante (senza nessun effetto legislativo) contro la prostituzione, ma ha respinto le richieste per un approccio a livello europeo basato sul modello nordico.

Paesi come Austria, Germania e Paesi Bassi favoriscono la legalizzazione, riconoscendo i diritti delle persone coinvolte, mentre Svezia, Francia, Spagna e Irlanda adottano una prospettiva che punta a proteggere le donne che si prostituiscono attraverso la depenalizzazione e che criminalizza gli acquirenti.

La lotta alla prostituzione nell’Unione Europea è un campo intricato di politiche e pratiche variegate che affrontano 3 componenti cruciali del sistema:

  • le persone coinvolte nella prostituzione;
  • la domanda di sesso;
  • il coinvolgimento di terze parti come sfruttatori.

Una riflessione critica evidenzia come le leggi differenti abbiano effetti diversi su queste persone, influenzando i loro diritti, l’accesso ai servizi sanitari, sociali e giudiziari, oltre che sull’uguaglianza di genere e gli atteggiamenti sociali.

L’asimmetria delle legislazioni nazionali nell’UE crea un terreno fertile per la criminalità organizzata e amplifica il fenomeno della tratta di esseri umani a fini sessuali.

Laddove le differenze normative sono più accentuate, si registra un aumento delle vittime di tratta e dello sfruttamento sessuale, insieme a una maggiore operatività dei gruppi criminali organizzati.

Da più parti si chiede che gli Stati membri implementino misure efficaci per ridurre la domanda di prostituzione e, di conseguenza, la tratta di esseri umani e lo sfruttamento sessuale, al fine di contrastare il funzionamento di tali gruppi.

Una manifestazione di piazza contro la violenza sulle donne

Una realtà di violenza e sfruttamento

Uno studio condotto dal Ministero federale tedesco per la famiglia, gli anziani, le donne e la gioventù nel 2013 ha messo in luce una cruda verità: le donne coinvolte nella prostituzione subiscono livelli di violenza fisica e sessuale molto più elevati rispetto alla media delle donne. Secondo questo studio, il 41% delle intervistate ha riferito di aver subito violenze fisiche o sessuali, o entrambe, nel contesto della prostituzione.

Altri studi hanno evidenziato un altro aspetto altrettanto inquietante: le esperienze di abusi subiti durante l’infanzia e l’adolescenza possono portare le donne e le ragazze a normalizzare la prostituzione. Questo fenomeno è stato oggetto di discussione in varie analisi, evidenziando la necessità di combattere con forza gli abusi sui minori e di sensibilizzare sul ruolo fondamentale delle famiglie e degli educatori nel prevenirli.

Il Parlamento europeo ha riconosciuto il grave impatto della prostituzione e dello sfruttamento sessuale sull’uguaglianza di genere e sulla dignità umana. In una risoluzione del 2014, ha sottolineato come tali pratiche vadano in contrasto con i principi fondamentali dei diritti umani, tra cui l’uguaglianza di genere, sanciti nella Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea.

Questa condanna è stata ribadita nel 2022, quando la prostituzione è stata definita una grave forma di violenza e sfruttamento nelle risoluzioni del Parlamento europeo sulla povertà delle donne.

Questi dati e queste dichiarazioni mettono in luce l’urgenza di affrontare la prostituzione non solo come un fenomeno sociale, ma anche come una questione di diritti umani e dignità.

Alcune vetrine dove le prostitute “espongono” i loro corpi di notte, nel Red Light District di Amsterdam – Foto di Jean Carlo Emer

La prostituzione è un sistema complesso, lontano dall’essere un atto individuale di libero arbitrio. È un business organizzato, intrinsecamente violento e discriminatorio, che sfrutta le vulnerabilità delle persone per ampliare i propri mercati. La coercizione, la manipolazione e la violenza sono realtà diffuse nella vita delle donne e dei minori coinvolti, spinti nella prostituzione dalla mancanza di alternative e dalla precarietà delle loro condizioni di vita.

Il consenso nella prostituzione è spesso compromesso dalla coercizione o dalla vulnerabilità delle persone coinvolte. La voce delle donne deve essere ascoltata, ma spesso manca consapevolezza dei propri diritti. I programmi educativi sono cruciali per rendere le donne consapevoli e capaci di prendere decisioni informate sulla propria vita sessuale e privata.

Le persone coinvolte nella prostituzione, specialmente le donne in povertà e le minoranze, sono spesso criminalizzate e soggette a discriminazioni e violenze, senza accesso ai servizi essenziali. Nel frattempo, gli sfruttatori, inclusi i proprietari di bordelli e i trafficanti, rimangono impuniti.

Conclusioni

In definitiva, la depenalizzazione e la legalizzazione della prostituzione non eliminano lo stigma né proteggono le donne dall’abuso. Al contrario, possono aumentare la tratta di esseri umani e nascondere la realtà della coercizione e della violenza.

Al contempo, la criminalizzazione dell’acquisto di sesso danneggia il diritto all’autonomia e all’autodeterminazione delle donne che si prostituiscono. L’ introduzione della criminalizzazione dei clienti in Francia nel 2016 ha fatto temere ai clienti l’arresto, cosa che ha costretto le prostitute a spostarsi in luoghi più pericolosi per il lavoro di strada. Dieci prostitute sono state uccise in Francia in un periodo di sei mesi nel 2019.

Lavorare per prevenire gli abusi, proteggere le vittime e contrastare le radici profonde di questo fenomeno richiede un impegno congiunto a livello sociale, legislativo ed educativo. Solo così sarà possibile creare un futuro in cui le donne non siano più costrette a subire violenze e sfruttamento a causa della prostituzione.

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